parco di Monte Mario
L’azione volta all’integrazione di persone con disabilità nei contesti naturali.
Intervista con l’associazione di promozione sociale AMICANDO

1_ IN CHE MODO IL CONTESTO NATURALE È UN RIFERIMENTO PER LE PROPOSTE FATTE AGLI UTENTI CON DISABILITÀ

D: -Come associazione che esperienze avete rispetto all’attività in natura per persone con disabilità?

Noi come associazione che pratica l’escursionismo proponiamo in particolare uscite che educano al rispetto dell’ambiente e del contesto naturale. Come emerge nella scelta del nome stesso Amicando (Amici+Camminando) ci siamo orientati ad un target di riferimento che non deve avere particolari qualità atletiche e quindi proponiamo uscite semplici ma, appunto, ricche di particolarità in campo naturalistico, storico e archeologico.
In diverse occasioni persone, in particolare con disabilità visive, hanno scelto le nostre proposte escursionistiche.

D: -Nell’azione vi siete dovuti strutturare in qualche modo per proporre un’esperienza aperta a tutti?

No, non direi. Per scelta noi sosteniamo la possibilità di far partecipare, alla maggior parte delle nostre proposte, famiglie, bambini, adulti e coloro che abbiano una disabilità. Ci piace promuovere escursioni che siano condivisibili in modo allargato, ad esempio favoriamo la partecipazione dei minori di 18 anni prendendo a nostro carico una parte della quota associativa-assicurativa alla FederTrek.

D: -Quindi nel vostro caso un’uscita accessibile è supportata e orientata attraverso i colloqui individuali con chi vorrebbe partecipare all’uscita. Le persone chiamano e si comprende insieme se l’uscita è adatta?

Sì, in effetti, un aspetto importante, che apprendiamo anche nei corsi per accompagnatori FederTrek, è che anche nella fase di contatto preliminare va valutato il grado di autonomia di tutti i singoli soci.
Questi colloqui nei giorni precedenti all’escursione, sono consueti per tutti i soci, che infatti spesso ci telefonano non solo per prenotarsi ma soprattutto per capire se, per il loro grado di allenamento e le loro esperienze pregresse, quella specifica proposta escursionistica è adatta.
Venendo al nostro tema ci ha colpiti il fatto che a volte i soci ciechi ci contattavano prima di tutto per saper se li avremmo accettati.
La domanda, che a prima vista ci è sembrata sorprendente, mostra in realtà che sono abituati alla necessità di chiedere “permesso” per partecipare e questo è l’esatto contrario allo spirito dell’accessibilità.

D: Con i questionari ed i colloqui abbiamo individuato come interesse che muove alla frequentazione dei contesti naturali da parte di servizi che assistono persone con disabilità l’integrazione, il contesto naturale come possibilità di creare percorsi condivisibili.   Voi che esperienza ne avete?

Beh, certamente, nel vivere esperienze in natura, l’aspetto conviviale ha un grande peso. Forse la nostra spinta ideale a creare un’associazione, andando oltre l’interesse personale per la natura e la montagna, è stato quello di integrare le diverse competenze inerenti questa passione e metterle a disposizione per realizzare attività e esperienze nelle quali l’ambiente naturale e la sua conoscenza sono motivo di incontro tra persone che a volte, nei contesti quotidiani, sentono precario il loro equilibrio.

2_ L’AZIONE VOLTA ALL’INTEGRAZIONE

L’azione volta all’integrazione quali criteri segue e quali aspetti problematici si trova ad affrontare?

Nell’attività della nostra associazione, abbiamo la possibilità di scegliere quali percorsi proporre per il programma annuale della FederTrek. È questo il momento in cui possiamo valutare la lunghezza e la complessità dell’escursione scegliendo magari tra le mille possibilità che i gestori delle aree naturale protette, hanno già individuato, percorsi aperti a tutti oppure altri più specifici e impegnativi, altri ancora normalmente interdetti all’accesso, se non in particolari occasioni.
Si può pensare quindi ad un programma di attività e una serie di percorsi aperti, veramente, a tutti.
Uno degli aspetti problematici, di cui si parla anche con altre associazioni che fanno il nostro tipo di attività, e che tu mi hai accennato già prima, riguarda il rischio d’infortuni, ed è probabile che questo problema sia vissuto come ostacolo oltre che per le associazioni anche per le iniziative dei gestori delle aree naturali.
Io credo però che in un certo senso il rischio di infortunio, nell’ambito della promozione della fruizione della natura anche per persone con disabilità, sia un falso problema.
Infatti quando si propone un’escursione vanno considerate alcune misure di sicurezza essenziali, valide però anche per tutti i partecipanti, e parlo ad esempio alla verifica delle previsioni meteo, alla necessità dell’abbigliamento giusto, insomma delle misure di sicurezza di base, ma a parte questo la probabilità di infortunio è uguale per tutti.

3_IN CHE MODO UN LAVORO DI RETE PUÒ FAVORIRE LA FRUIZIONE DI UN CONTESTO NATURALE VISSUTO COME ACCESSIBILE

D: - Pensando alla rete che rende possibile o ostacola questi percorsi condivisi, cosa vi viene in mente?

Noi come Amicando, associata della FederTrek, spesso ci troviamo ad individuare e curare dei percorsi per poter accedere in prima persona e poi li apriamo alla fruizione di tutti. Questa sorta di “servizio” potremmo offrirlo al gestore di un parco ma la difficoltà con gli enti è in primo luogo burocratica.
Nella FederTrek inoltre si sta’ strutturando una apposita Commissione di lavoro sul sociale che riflette la modalità del nostro fare escursionismo che è, appunto,  essenzialmente sociale, nel senso che l’immersione nella natura e la conoscenza del nostro territorio avviene nell’incontro, nella socializzazione, nell’aiuto reciproco.

D: -Mi sembra di capire che le associazioni hanno la possibilità di mediare un po’ quest’aspetto, dando alcuni tipi di informazione sui percorsi, ma anche con l’attività di volontariato.

A questo scopo disegnare una rete è una mossa vincente, ad esempio nella FederTrek, ci stiamo provando perché anche sulle montagne laziali ci sono percorsi che potrebbero essere accessibili, senza necessità di fondi, forse basterebbe rendere il programma d’attività più strutturato, e qui serve una rete di soggetti che si organizzano, ma serve anche il contatto e l’interesse degli enti parco, della Regione, delle Provincie, a muoversi e promuovere queste idee.
Nel nostro piccolo, in qualche occasione, abbiamo proposto di sistemare e mantenere i sentieri, come attività volontaria e non retribuita, ma si sono frapposte difficoltà burocratiche quali lunghe attese per i permessi, anche solo per una semplice giornata di pulizia del sentiero e questo scoraggia la libera iniziativa.

4_CULTURA AMBIENTALE E CULTURA DELL’ACCESSBILITÀ, QUALI SVILUPPI SI POTREBBERO IMMAGINARE

D: I gestori dei parchi si trovano a gestire e declinare il mandato, spesso vissuto come doppio, di tutelare l’ambiente naturale e renderlo accessibile. Voi promuovete una cultura ambientale attraverso le vostre proposte di uscite, vi siete mai confrontati con questa questione?

A noi non risulta che il problema sia reale non sono certo i piccoli interventi di adeguamento, necessari per rendere fruibile un semplice sentiero alle persone con disabilità, che possono mettere a repentaglio la tutela dell’ambiente.
Come problema più generale il tema invece ha senso perché a volte siamo in dubbio se ampliare o meno il bacino d’utenza delle aree naturali qui nel Lazio. Quante persone portare dove si possono incontrare, ad esempio, gli animali selvatici? Se faccio conoscere a tutti una stupenda e rara orchidea, ho paura che poi la volta successiva vadano da soli e la raccolgano. Sappiamo che questo punto è stato affrontato da chi si occupa di programmazione nelle aree protette identificando delle zone d’accesso e zone “off-limits”, ci sembrano scelte responsabili e necessarie, da rispettare.

D: Tutela dell’ambiente ed integrazione sociale qual è il percorso prevedibile?

L’elemento naturale ha assunto diversi significati nelle storie e nelle tradizione delle diverse comunità umane.
La nostra visione culturale di uomini occidentali ci ha portato a separarci dalla natura, vissuta magari come fonte di materie prime e a volte come ambiente ostile, da dominare.
Oggi non possiamo ignorare che tutelare l’ambiente significa anche tutelare noi stessi e soprattutto le generazioni future.  Si tratta quindi di mettere insieme le diverse energie e i diversi valori, per far crescere l’impegno per la tutela dell’ambiente e per l’integrazione sociale, all’interno della stessa proposta culturale.


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